Il superbonus dell’80%, le riflessioni di Benhur Tondini

Un decreto legislativo che ci potrà rendere davvero competitivi

Il nostro Paese ha il primato europeo per numero di hotel, circa 33.000, ma è un primo posto solo numerico, purtroppo. Infatti se andiamo a vedere nel dettaglio alcuni dati statistici del mercato scopriamo che le catene alberghiere, quelle cioè che riescono per dimensione ad attivare investimenti importanti per competere, rappresentano il 5,3% del mercato, a fronte del 34% della Spagna, nostro principale competitor.
Cosa significa questo?
Che, pur avendo un numero così elevato di hotel, abbiamo strutture troppo piccole, poco background imprenditoriale, pochi mezzi.
Ben venga, dunque, il decreto legislativo 152-2021, conosciuto come superbonus dell’80%,  che contiene, oltre ai processi di ristrutturazione delle strutture ricettive, anche garanzie per i finanziamenti, contributi per le imprese del settore, un credito d’imposta per la digitalizzazione dei tour operator e un Fondo della BEI per il turismo sostenibile.
L’agevolazione consiste in un credito d’imposta dell’80% combinato con un contributo a fondo perduto, destinato a coprire le spese per diversi interventi (efficienza energetica, riqualificazione antisismica, eliminazione delle barriere architettoniche, realizzazione di piscine termali e digitalizzazione) sostenute a decorrere dal 7 novembre 2021 (cioè dalla data di entrata in vigore dello stesso Dl 152-2021), fino al 31 dicembre 2024.

La platea di beneficiari è in realtà molto più ampia di quello che si potrebbe pensare. Oltre alle imprese alberghiere, alle strutture che svolgono attività agrituristica ed a quelle ricettive all’aria aperta (campeggi), infatti, il superbonus alberghi interessa anche le imprese del comparto turistico, ricreativo, fieristico e congressuale, inclusi gli stabilimenti balneari, i complessi termali, i porti turistici e i parchi tematici.
Una misura che può consentire all’offerta turistica del nostro Paese di tornare ad essere competitiva s un mercato internazionale che, senza alcun dubbio, tornerà a funzionare a gonfie vele.
La pandemia ha cambiato e sta ancora modificando molte regole di vita, ma finirà questa maledizione. E il viaggio, insito nella dimensione umana, assumerà nuovi stili ma resterà uno dei principali bisogni delle persone.
La vita in hotel diventerà, per molti, una dimensione fisica naturale; pensiamo, ad esempio, ai nomadi digitali che, con lo smart working potranno lavorare da qualsiasi parte del mondo. Diventa quindi assolutamente necessario che le strutture di ospitalità del nostro Paese siano pensate e realizzate, grazie alle ristrutturazioni, per soddisfare esigenze che, oggi, ancora non conosciamo a fondo ma saranno imprescindibili: accoglienza, tutela della salute, comodità, piacere della vista, giusto per citarne qualcuna.
Un compito impegnativo, come tutti quelli che ci attendono scritti nel PNRR; uno dei tanti che rifonderanno l’Italia, riportandola al ruolo che deve avere nel mondo.
Siamo considerati il paese più bello, facciamolo diventare anche il più accogliente. Non ci vuole molto, è nel nostro DNA!